Chi era Alessandro Parini

Alessandro Parini non era un personaggio pubblico. Era uno di quei ragazzi che lasciano traccia non per gesti plateali, ma per coerenza e dedizione silenziosa. Chi lo ha conosciuto lo ricorda come qualcuno guidato da curiosità genuina verso il mondo e da una sensibilità concreta — non teorica — verso le disuguaglianze sociali.

Era a Tel Aviv per uno stage universitario in un'organizzazione umanitaria quando è stato colpito dall'attentato del novembre 2024. La notizia della sua morte ha creato un vuoto particolare a Roma, non solo nella sua famiglia, ma in tutta la comunità che lo conosceva. Diversamente da molti lutti pubblici che sbiadiscono dopo qualche settimana, quello di Alessandro ha catalizzato una volontà collettiva: trasformare il dolore in eredità progettuale.

L'idea: da commemorazione a progetto vivo

L'iniziativa è nata dall'incontro tra la famiglia di Alessandro, un gruppo di suoi amici e tre organizzazioni sociali romane già attive sul territorio. Il punto di partenza non era monumentale, anzi: era una domanda semplice ma diretta. "Cosa avrebbe fatto Alessandro oggi? In che modo continueremmo il suo lavoro?"

Da questa riflessione è emerso che fermarsi a una targa commemorativa, per quanto significativa, non sarebbe stato coerente con chi Alessandro era stato: qualcuno che agiva, che si sporcava le mani, che entrava in contatto diretto con le persone.

"Cammina con Ale" è strutturato come progetto pluriennale, non come evento singolo. Questo è un dettaglio importante: significa che il rischio di diventare ricordo polveroso è minore. Ogni trimestre vengono pianificate nuove iniziative in base ai feedback ricevuti dalle comunità coinvolte.

Come funziona il progetto: quattro pilastri

Camminate mensili e raccolta fondi

La struttura è decentralizzata ma coerente. Il secondo sabato di ogni mese, due percorsi paralleli partono da Roma: uno di 8 km, uno di 12 km, entrambi disegnati per attraversare quartieri periferici dove operano le organizzazioni partner. Non è una marcia formalizzata con striscioni, ma una camminata condivisa dove persone di ogni età si incontrano.

I numeri sono concreti: ai primi tre eventi hanno partecipato rispettivamente 180, 240 e 310 persone. La raccolta fondi ha oscillato tra i 5.000 e gli 8.000 euro per camminata. Fino a maggio 2026, il totale raccolto supera i 50.000 euro.

Borse di studio nominali

Sono stati destinati 40.000 euro per l'anno scolastico 2026-2027. Le borse (18 totali, da 2.000 a 3.000 euro ciascuna) vanno a studenti delle scuole secondarie e dell'università selezionati con criteri doppi: merito accademico e impegno civico concreto. Non basta avere buoni voti; i candidati devono dimostrare partecipazione attiva in associazioni, progetti di volontariato o iniziative comunitarie.

L'aspetto innovativo è che ogni borsa è accompagnata da un mentoring di sei mesi con uno dei volontari del progetto. Non è solo denaro: è relazione e accompagnamento.

Laboratori territoriali settimanali

In tre quartieri — San Basilio, Tor Bella Monaca e Torre Maura — sono stati avviati laboratori gratuiti per minori dai 10 ai 16 anni. Tre giorni a settimana, dalle 16 alle 18, ragazzi hanno accesso a spazi dedicati a studio assistito, attività creative e discussioni civiche.

La cifra investita finora è di 18.000 euro (costi di locali, materiali, stipendi di educatori). La frequenza è stabile: circa 45 ragazzi regolari su 120 che hanno partecipato almeno una volta.

Ciclo di seminari "Dialoghi di pace"

Ogni mese si organizza un incontro pubblico dove ospiti differenti (giornalisti, ricercatori di conflittologia, operatori umanitari, famiglie di vittime di violenza) condividono riflessioni su pace, conflitto e responsabilità individuale. Non sono lezioni magistrali, ma conversazioni aperte. Gli ultimi due eventi hanno attirato 120 e 95 persone rispettivamente.

L'impatto reale, a sei mesi di distanza

I dati attuali (maggio 2026) raccontano di un progetto che è decollato più velocemente del previsto, ma che continua a evolversi:

  • Oltre 800 persone hanno partecipato ad almeno un'attività
  • 18 borse di studio già assegnate
  • Tre laboratori territoriali stabili, con 45 partecipanti fissi
  • Una rete di 15 organizzazioni che collaborano al progetto
  • Circa 60.000 euro complessivi investiti dalle donazioni

Quello che sorprende gli stessi organizzatori è la sostenibilità: le camminate non hanno perso partecipanti nel tempo (contrariamente a iniziative simili). È come se per molti partecipanti fosse diventato un appuntamento fisso, non una questione di ricordo.

Perché questo funziona quando altri progetti dimenticano

A Roma, iniziative dedicate a vittime di violenza spesso perdono slancio dopo 6-12 mesi. "Cammina con Ale" sembra resistere per almeno tre ragioni:

Una struttura flessibile: non c'è un singolo evento-simbolo intorno al quale concentrarsi. Ci sono micro-attività costanti che mantengono una comunità emotiva attiva.

Coinvolgimento diretto: chi partecipa non è spettatore, ma agente. Camminare non è passivo; raccogliere fondi che vanno a persone vere è tangibile.

Radicamento territoriale: il progetto non è una cosa di élite cittadina che opera dall'alto. Lavora con quartieri specifici, interagisce con dinamiche locali reali.

Domande Frequenti

D: Come posso partecipare se abito fuori Roma?

R: Attualmente il progetto è concentrato sulla capitale, ma è stata aperta una modalità di donazione online e sono previsti due "cicli di coordinamento regionale" nel secondo semestre 2026 che coinvolgeranno città come Milano, Napoli e Bologna. Se vivi in altre regioni, puoi contribuire finanziariamente tramite il sito ufficiale o contattare l'organizzazione per sviluppare iniziative locali parallele.

D: Come vengono selezionati i beneficiari delle borse di studio?

R: Il processo prevede una candidatura online dove studenti descrivono il proprio background economico, merito scolastico e impegno civico concreto. Una commissione di cinque persone (incluso uno psicologo educativo e un rappresentante di ogni organizzazione partner) valuta i dossier tra febbraio e maggio. La trasparenza è prioritaria: i criteri sono pubblici e le motivazioni delle scelte vengono comunicate ai candidati.

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