Tecnologia

Il Regno Unito vieta i social media ai minori di 16 anni: Starmer segue l'Australia e cambia le regole del web per i giovani

Il governo britannico annuncia una stretta senza precedenti sull'accesso dei minori alle piattaforme social, con un possibile 'coprifuoco digitale' per gli under-18 e una legge attesa entro la primavera.

Un adolescente che guarda lo schermo di uno smartphone, simbolo del dibattito sul divieto dei social media ai minori
Foto: www.kaboompics.com / Pexels

Una svolta epocale per la sicurezza digitale dei giovani britannici

Il primo ministro britannico Keir Starmer ha annunciato una delle misure più ambiziose e controverse mai proposte in Europa in materia di sicurezza digitale: il divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni. Non si tratta di un semplice aggiustamento normativo, ma di un cambio di paradigma che ridisegnerebbe radicalmente il rapporto tra le nuove generazioni e il mondo dei social network. La proposta, che si ispira esplicitamente al modello australiano, prevede l'approvazione di una legge entro la fine del 2025, con l'entrata in vigore già dalla prossima primavera. A luglio sono attesi i dettagli tecnici e legislativi del piano.

Il modello australiano come punto di riferimento

Per comprendere l'iniziativa britannica, occorre guardare a quanto già sta accadendo dall'altra parte del globo. L'Australia ha anticipato tutti, approvando nel novembre 2024 una legge che vieta l'accesso ai social media ai minori di 16 anni, rendendo Canberra il primo paese al mondo ad adottare una misura così radicale. La legislazione australiana pone la responsabilità del rispetto del divieto in capo alle piattaforme tecnologiche — e non agli utenti o alle famiglie — prevedendo sanzioni significative in caso di violazione. Starmer ha dichiarato di volersi ispirare proprio a questa impostazione, segnalando che Londra intende percorrere una strada simile, adattandola al contesto giuridico e sociale britannico.

Il fatto che un governo di centrosinistra come quello laburista di Starmer abbia scelto di abbracciare una misura così interventista è di per sé significativo. Dimostra come il tema della sicurezza dei minori online abbia superato le tradizionali divisioni ideologiche, diventando una priorità trasversale per governi di orientamento diverso, dall'Australia conservatrice di Scott Morrison — che aveva avviato il dibattito — a quella laburista di Anthony Albanese che ha portato la legge a compimento, fino alla Gran Bretagna di Starmer.

Cosa prevede il piano britannico: il 'coprifuoco digitale' e il limite d'età

Oltre al divieto di accesso ai social media per i minori di 16 anni, il piano del governo britannico include un elemento ulteriore che ha attirato particolare attenzione: il cosiddetto 'coprifuoco digitale' per gli under-18. L'idea è quella di limitare l'accesso alle piattaforme social per i minorenni in determinate fasce orarie, tipicamente quelle notturne, quando l'uso compulsivo dei social è statisticamente più diffuso e potenzialmente più dannoso per il sonno e il benessere psicologico dei giovani.

I dettagli tecnici di questa misura non sono ancora stati resi pubblici — l'appuntamento è fissato per luglio — ma l'annuncio stesso ha già innescato un acceso dibattito. Come verrebbe verificata l'età degli utenti? Chi controllerebbe l'effettiva applicazione del coprifuoco? Quali piattaforme sarebbero incluse e quali escluse? Questi sono solo alcuni dei nodi che il governo dovrà sciogliere nei prossimi mesi. L'intenzione dichiarata è che la legge entri in vigore entro la primavera del 2026, un calendario ambizioso che richiederà una corsia preferenziale nell'iter parlamentare.

Le ragioni di una scelta politica sempre più urgente

La decisione di Starmer non arriva nel vuoto, ma si inserisce in un contesto di crescente preoccupazione — scientifica, politica e sociale — per gli effetti dei social media sulla salute mentale dei giovani. Negli ultimi anni, una serie di studi e rapporti ha collegato l'uso intensivo delle piattaforme social all'aumento di ansia, depressione e disturbi dell'immagine corporea tra gli adolescenti, in particolare tra le ragazze. Ricerche condotte in diversi paesi hanno mostrato correlazioni tra l'uso prolungato di Instagram, TikTok e piattaforme simili e il peggioramento del benessere psicologico nella fascia d'età tra i 10 e i 17 anni.

Nel Regno Unito, il dibattito è diventato particolarmente acceso dopo una serie di casi tragici di suicidi e autolesionismo legati, almeno in parte, all'esposizione a contenuti dannosi online. La campagna di Molly Russell, adolescente britannica che si tolse la vita nel 2017 dopo aver visualizzato su Pinterest e Instagram un grande volume di contenuti che glorificavano l'autolesionismo, è diventata simbolo di questa battaglia. Il padre di Molly, Ian Russell, ha condotto per anni una battaglia pubblica per chiedere al governo di agire, e il suo nome è ricorrente ogni volta che a Westminster si parla di sicurezza dei minori online.

In questo contesto, l'annuncio di Starmer rappresenta anche una risposta politica a una domanda sociale sempre più pressante da parte di genitori, insegnanti, psicologi e organizzazioni per la tutela dell'infanzia.

Le critiche: libertà, efficacia e il rischio di creare un web 'a due velocità'

La proposta non è priva di oppositori, e le critiche vengono da fronti diversi. Sul piano della libertà individuale, alcuni ritengono che un divieto così netto sia eccessivamente paternalistico e che il ruolo dello Stato non sia quello di sostituirsi alle famiglie nella gestione del rapporto dei giovani con la tecnologia. Chi difende questa posizione sostiene che strumenti di controllo parentale più efficaci e un'educazione digitale più robusta sarebbero preferibili a un divieto generalizzato.

Sul piano pratico, la questione della verificabilità dell'età è centrale. I sistemi di age verification oggi disponibili — che spaziano dalla verifica tramite documenti d'identità digitali all'uso di intelligenza artificiale per stimare l'età dall'aspetto fisico — presentano tutti problemi significativi di privacy, affidabilità e facilità di aggiramento. I ragazzi tecnologicamente più esperti troveranno quasi certamente il modo di aggirare i blocchi attraverso VPN, account famigliari o identità false. Il rischio, avvertono i critici, è che il divieto colpisca soprattutto i più giovani e meno esperti, lasciando invariato il comportamento di chi è più scaltro digitalmente.

Alcuni esperti di diritto digitale e organizzazioni per i diritti civili sottolineano anche i rischi per la privacy insiti nei sistemi di verifica dell'età: raccogliere e conservare dati d'identità di milioni di utenti crea inevitabilmente nuovi vettori di violazione della riservatezza e potenziali target per attacchi informatici.

C'è poi chi, in ambito accademico, contesta la solidità delle evidenze scientifiche alla base del dibattito, sostenendo che il legame causale tra social media e danni psicologici sia più complesso e sfumato di quanto la narrazione pubblica prevalente suggerisca.

L'industria tech di fronte a una nuova sfida regolatoria

Per le grandi piattaforme — Meta (Facebook, Instagram, WhatsApp), TikTok, Snapchat, YouTube — una legislazione britannica sul modello australiano rappresenterebbe una sfida operativa e legale di prima grandezza. Il mercato britannico è uno dei più importanti al mondo per il settore tech, e una normativa così stringente obbligherebbe le aziende a investire massicciamente in sistemi di verifica dell'età e, potenzialmente, a riprogettare interi segmenti delle loro piattaforme.

Non è escluso che le big tech cerchino di influenzare la fase di definizione dei dettagli legislativi — quella che si aprirà a luglio — per ammorbidire i requisiti tecnici o ottenere margini di flessibilità nell'implementazione. In Australia, le grandi piattaforme hanno già avviato negoziazioni con il governo per stabilire le modalità pratiche di applicazione della legge, e un percorso simile è prevedibile anche nel caso britannico.

Va notato, peraltro, che alcune piattaforme hanno già mosso passi autonomi in questa direzione, introducendo restrizioni volontarie per i profili under-16 o under-18, soprattutto dopo le pressioni normative e mediatiche degli ultimi anni. TikTok, ad esempio, ha introdotto limiti di tempo e filtri sui contenuti per gli utenti più giovani, mentre Instagram ha lanciato modalità 'supervisionate' per gli adolescenti. Queste misure volontarie, però, sono state ampiamente criticate come insufficienti e facilmente aggirabili.

Il contesto europeo: il Regno Unito fa da apripista?

L'iniziativa britannica si inserisce in un panorama europeo in rapida evoluzione. L'Unione Europea ha già adottato il Digital Services Act (DSA), che impone obblighi significativi alle grandi piattaforme in materia di tutela dei minori, tra cui il divieto di profilazione pubblicitaria degli utenti under-18 e l'obbligo di valutare i rischi sistemici dei propri servizi. Tuttavia, nessuno stato membro dell'UE ha ancora introdotto un divieto di accesso ai social così netto per i minorenni come quello che si appresta a fare il Regno Unito.

La Francia ha condotto consultazioni e sperimentazioni in questa direzione, e diversi paesi nordici hanno avviato dibattiti simili, ma per ora si tratta di proposte ancora in fase esplorativa. Se Londra riuscisse a portare a compimento la propria legge nei tempi previsti, diventerebbe il primo paese europeo ad adottare un divieto così ampio, potenzialmente aprendo la strada a un'ondata di legislazioni simili nel continente.

Il fatto che il Regno Unito operi al di fuori del quadro normativo dell'UE — conseguenza della Brexit — gli consente in questo caso una maggiore agilità legislativa, non dovendo coordinare la propria iniziativa con le istituzioni di Bruxelles. Paradossalmente, la Brexit potrebbe rivelarsi un vantaggio in termini di velocità di risposta normativa su questo specifico tema.

Cosa succederà nei prossimi mesi: le tappe decisive

La roadmap annunciata da Starmer prevede passaggi precisi e ravvicinati. Entro luglio 2025 dovrebbero essere resi pubblici i dettagli tecnici e legislativi del piano, comprese le modalità di verifica dell'età, le piattaforme soggette al divieto e le sanzioni previste per chi non rispetta le norme. Successivamente, il disegno di legge dovrà percorrere l'iter parlamentare, che nel sistema britannico prevede il passaggio alla Camera dei Comuni e alla Camera dei Lord, con possibili emendamenti e negoziazioni.

L'obiettivo dichiarato di Starmer è che la legge sia in vigore entro la primavera, ma la complessità tecnica e politica della misura rende questo calendario tutt'altro che scontato. Molto dipenderà dalla capacità del governo di costruire un consenso parlamentare largo e di rispondere in modo convincente alle critiche di chi chiede garanzie sulla privacy e sull'efficacia delle misure di verifica dell'età.

Ciò che è certo è che il dibattito innescato dall'annuncio di Starmer è destinato a rimanere al centro dell'agenda politica e mediatica britannica per molti mesi. E le sue ripercussioni si faranno sentire ben oltre i confini del Regno Unito, influenzando il modo in cui governi, piattaforme tech e famiglie in tutto il mondo affronteranno la questione del rapporto tra i giovani e i social media nei prossimi anni.

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Redazione NotiziHub

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