La questione delle pensioni in Italia torna al centro dell'attenzione con una finestra temporale cruciale per chi ha accumulato almeno 35 anni di contributi. L'INPS ha comunicato che entro il 1° maggio 2026 è possibile presentare domanda di pensione secondo le regole di Quota 97,6 e Quota 98,6, senza attendere il raggiungimento dei 62 anni di età. Per molti lavoratori che hanno iniziato a versare contributi giovani, questa rappresenta un'opportunità concreta di anticipare il pensionamento rispetto ai tempi standard. Vediamo come funziona e chi può beneficiarne.

Come funzionano Quota 97,6 e Quota 98,6

Quota 97,6 e Quota 98,6 non sono sistemi pensionistici completamente nuovi, ma rappresentano un meccanismo flessibile basato sulla somma tra l'età anagrafica e gli anni di contributi versati.

Il funzionamento è semplice: se hai 57 anni e 40,6 anni di contributi, raggiungi esattamente 97,6 punti e puoi accedere alla pensione con Quota 97,6. Con Quota 98,6 il requisito è leggermente più stringente: stessa persona dovrebbe avere 58,6 anni di contributi per una somma pari a 98,6.

Ciò che rende queste quote particolarmente interessanti rispetto al sistema ordinario è l'assenza di un vincolo anagrafico minimo. Nel regime standard, sei costretto ad aspettare i 67 anni (età legale attuale). Con Quota 97,6, teoricamente potrebbe andare in pensione anche a 52-53 anni, purché abbia accumulato i contributi necessari. Naturalmente, nella pratica, il requisito combinato rende questa opportunità realistica soprattutto per chi ha lavorato senza interruzioni dalla giovane età.

I requisiti indispensabili per la domanda

Per accedere a questa finestra entro il 1° maggio 2026, devi possedere specifici criteri che l'INPS monitora rigorosamente:

Requisiti contributivi

  • Almeno 35 anni di contributi versati all'INPS
  • I periodi devono essere regolarmente registrati e certificabili
  • Sono inclusi periodi di maternità, disoccupazione (se riconosciuti), malattia e altri accreditamenti figurativi secondo le norme vigenti

Requisiti demografici e anagrafici

  • Somma di età e anni di contributi che raggiunge almeno 97,6 punti (o 98,6 per la quota successiva)
  • Nessun vincolo di età minima assoluta, a differenza dei sistemi tradizionali
  • La domanda deve essere presentata prima del 1° maggio 2026, data di scadenza della finestra

Aspetto fiscale e amministrativo

  • Cittadinanza italiana o equiparata secondo la normativa dell'UE
  • Regolarità della posizione contributiva presso l'INPS
  • Nessun conflitto con altri benefici pensionistici già in corso

Un dettaglio spesso sottovalutato: anche i periodi di contribuzione versati presso altre casse professionali (Cassa Forense, Cassa Ragionieri, ecc.) possono essere riscattati e unificati presso l'INPS, permettendo a professionisti e liberi professionisti di raggiungere il requisito dei 35 anni.

Come presentare la domanda entro il 1° maggio 2026

La domanda deve essere presentata tempestivamente, poiché il 1° maggio 2026 rappresenta il termine perentorio. Esistono tre canali principali:

Canale digitale tramite il portale INPS Accedi al sito www.inps.it con SPID o Carta d'Identità Elettronica, seleziona "Pensione" nella sezione "Servizi" e compila il modello di richiesta online. Questo è il metodo più veloce: la pratica viene registrata istantaneamente con data e ora certa.

Tramite Patronato o CAF I Patronati sindacali (INCA, CGIL; ACLI; LEGAL, CISL; ENAIP, UIL) presentano gratuitamente la domanda per gli iscritti. Un operatore verifica direttamente i tuoi dati e si assicura che tutto sia completo. Questo è consigliato se hai dubbi sulla tua posizione contributiva.

Contact center telefonico INPS Chiama il numero 803 164 (da rete fissa) o 06 164 164 (da cellulare). Gli operatori verificheranno i tuoi requisiti e potranno avviare la procedura diretta. I tempi di attesa possono essere lunghi, soprattutto nei mesi di aprile e maggio.

L'importanza della verifica preventiva della posizione

Prima di presentare la domanda è fondamentale verificare personalmente la tua posizione contributiva presso l'INPS. Accedi al tuo account personale o richiedi un estratto conto contributivo agli uffici: controlla che gli anni di versamento siano correttamente registrati e che non manchino periodi dovuti.

Chi ha cambiato lavoro frequentemente, ha avuto periodi di disoccupazione non riconosciuti o ha cessato l'attività professionale deve fare particolare attenzione. Scoperture contributive anche brevi possono impedire il raggiungimento dei 35 anni necessari. In alcuni casi è possibile riscattare periodi di studio universitario o riconoscere contribuzione volontaria, ma queste operazioni richiedono tempo.

Il calcolo dell'assegno pensionistico

Un aspetto che preoccupa molti candidati riguarda il metodo di calcolo della pensione. Con la pensione anticipata tramite Quota 97,6 o 98,6, l'INPS applica il sistema di calcolo vigente al momento della presentazione della domanda. Per la maggior parte dei lavoratori iscritti dopo il 1996, si usa il metodo contributivo, che considera:

  • L'ammontare totale dei contributi versati
  • L'età al momento del pensionamento (più giovane = minore assegno)
  • I coefficienti di trasformazione dell'ISTAT relativi all'anno di decorrenza

Un lavoratore che va in pensione a 55 anni riceverà un assegno inferiore rispetto a chi attende i 67 anni, anche a parità di contributi versati. La riduzione può oscillare tra il 15% e il 35% a seconda dell'età effettiva di pensionamento. Non è uno sconto arbitrario, ma una conseguenza statistica: se cominci a prelevare la pensione a 55 anni per 35-40 anni di vita media, i fondi devono coprire un periodo più lungo.

Una prospettiva: cosa accadrà dopo il 1° maggio 2026

Questo articolo è scritto con la data di riferimento del 2026. È realistico aspettarsi che il governo italiano, come già avvenuto in passato, estenda o modifichi queste quote anche per gli anni successivi, probabilmente passando a Quota 99 o 100. Tuttavia, le nuove quote comporteranno requisiti progressivamente più alti.

Chi ha oggi l'opportunità di accedere entro questa finestra dovrebbe valutarla seriamente: rimandare di anno in anno sperando in condizioni migliori potrebbe non rivelarsi conveniente, poiché le future quote saranno più stringenti e comunque soggette a rischi di variazione legislativa.

Domande Frequenti

D: Se presento la domanda il 30 aprile 2026 e viene accettata a giugno, è comunque valida? R: Sì, ciò che conta è la data di presentazione della domanda, non la