L'urgenza di un progetto politico condiviso
Nel panorama politico italiano del 2026, Giuseppe Conte torna a criticare pubblicamente una pratica che definisce controproducente: l'anticipazione dei nomi destinati a ruoli di governo prima ancora che le coalizioni abbiano chiarito cosa intendono fare effettivamente. Non è una questione di stile, ma di sostanza politica. Quando i leader cominciano a litigare su poltrone e incarichi prima di aver concordato gli obiettivi comuni, il messaggio che arriva agli elettori e ai mercati è uno solo: divisione e improvvisazione.
La realtà italiana della metà degli anni Venti mostra chiaramente questo fenomeno. Le coalizioni che reggono il Parlamento sono costruite spesso su equilibri fragili, dove ogni singolo ministero diventa motivo di negoziazione a priori. Il risultato? Governi che nascono già debilitati, con ministri che rappresentano i loro partiti piuttosto che un indirizzo comune.
Conte argomenta che il lavoro preliminare dovrebbe concentrarsi su tre pilastri irrinunciabili: una strategia economica condivisa, una visione sulla riforma della giustizia e della pubblica amministrazione, e un accordo sulla gestione delle relazioni europee. Solo dopo, ragionevolmente, si potrebbe discutere di chi le incarni nei vari dicasteri.
Il primato del programma sulla ricerca di consensi personali
La distinzione tra "cosa fare" e "chi lo fa" non è accademica. I dati di fiducia nei confronti delle istituzioni italiane, attestati secondo i sondaggi del 2026 intorno al 35-40%, mostrano una popolazione stanca di governi che sembrano più impegnati in lotte interne che nella risoluzione dei problemi concreti.
Concretamente, affrontare prematuramente il tema dei nomi produce effetti misurabili:
- Rallentamento della discussione programmatica: il tempo dedicato a negoziare incarichi è tempo sottratto alla scrittura di una vera agenda di governo
- Frammentazione dei voti interni: nei partiti e nelle coalizioni, ogni figura aspirante a una poltrona mobilita i propri sostenitori, creando frizioni
- Indebolimento della credibilità esterna: investitori internazionali e istituzioni europee preferiscono trattare con governi che hanno chiaramente espresso le proprie priorità
- Marginalizzazione dei temi strutturali: la riforma fiscale, la competitività industriale, l'innovazione digitale finiscono in secondo piano
Il Parlamento italiano della legislatura 2026, con le sue 12 commissioni permanenti e una miriade di sub-commissioni, rappresenta effettivamente un teatro dove queste dinamiche si ripetono quotidianamente. Gli uffici di presidenza delle commissioni vengono spesso assegnati secondo logiche di spartizione piuttosto che competenza specifica.
La questione Salis e il rischio della personalizzazione
Il caso di Ilaria Salis è particolarmente significativo perché illustra perfettamente il meccanismo che Conte critica. Salis, figura che ha guadagnato visibilità grazie a una nota posizione politica e a una traiettoria personale riconoscibile, è diventata punto di riferimento per una parte dell'elettorato di sinistra. Naturalmente, non appena si è cominciato a discutere di una possibile coalizione allargata, immediatamente è partita una discussione su quali ruoli potrebbe ricoprire.
Il problema è evidente: mentre i media e i politici dibattono se Salis potrebbe guidare una commissione piuttosto che un'altra, nessuno chiede "ma che cosa vuole fare effettivamente questo governo?". La personalizzazione della politica, amplificata dai social media, trasforma elezioni e formazioni governative in competizioni fra nomi piuttosto che fra progetti alternativi.
Conte lo sa per esperienza diretta. Durante i suoi governi (2018-2021), ha dovuto costantemente gestire tensioni che nascevano dal fatto che i partiti componenti la coalizione pensavano prima ai propri uomini e poi al programma. Il risultato è stata la progressiva erosione della capacità decisionale, fino alla caduta dei governi stessi.
Cosa richiede realmente un governo credibile nel 2026
Affrontare il tema della composizione governativa richiede che vi sia anzitutto una base programmatica solida. Non generici "valori comuni", ma decisioni concrete su:
Economia e finanza pubblica: entro quale margine di deficit europeo si deve operare? Quali tagli al debito pubblico (attualmente oltre il 140% del PIL)? Come incentivare l'occupazione giovanile, ferma ancora intorno al 25% di disoccupazione nei segmenti under 25?
Riforma della giustizia: continuare sulla strada della separazione delle carriere dei magistrati oppure no? Quale riduzione dei tempi di giudizio considerare realistica?
Ambiente e transizione energetica: aumentare la percentuale di energia rinnovabile dal 38-40% attuale al 50%? Quando chiudere le ultime centrali a carbone?
Politica estera: quale posizionamento europeista effettivo, oltre le dichiarazioni di principio?
Senza risposte concrete a queste domande, qualsiasi governo rimane un guscio vuoto, dove i ministri diventano semplici gestori di conflitti interni piuttosto che attuatori di una visione.
Il costo politico della personalizzazione
Storicamente, i governi italiani che hanno funzionato (o che almeno hanno completato la legislatura) sono stati quelli dove il programma ha preceduto le nomine. L'esecutivo Ciampi (1993-1994), nonostante la difficoltà del momento, ebbe una direzione precisa. Similmente, l'esecutivo Monti (2011-2012) aveva una missione chiaramente definita: salvare il paese dalla crisi di fiducia sui mercati.
Al contrario, i governi frammentati, dove ogni coalizione cercava di prevalere sul nome, hanno sperimentato crisi interne persistenti.
Conte con questa critica non sta semplicemente rivendicando una pratica di buon senso. Sta lanciando una sfida alle élite politiche italiane: la politica italiana potrà diventare adulta e credibile solo quando imparerà a far precedere il "cosa" al "chi".
Domande Frequenti
D: Perché Conte sostiene che parlare dei nomi oggi sia controproducente?
R: Secondo Conte, anticipare i nomi di possibili ministri prima di aver concordato un programma crea due effetti negativi misurabili. Primo, assorbe il tempo e l'energia che dovrebbero dedicarsi alla definizione di strategie concrete su economia, giustizia e politica estera. Secondo, mobilita i sostenitori di ogni singolo potenziale candidato, creando fratture interne alle coalizioni prima ancora che il governo si formi. Questo processo ha caratterizzato molti governi italiani deboli della storia recente.
D: Qual è il ruolo specifico che Ilaria Salis rappresenta in questa discussione?
R: Salis è diventata una figura simbolica nel panorama politico italiano del 2026, rappresentando l'effetto della personalizzazione della politica. Discussioni su quali ruoli potrebbe ricoprire si
